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Angkor Wat: storia, costruzione, declino e conservazione del più grande tempio della Cambogia
Angkor Wat: il tempio che racconta la grandezza dell'Impero Khmer
Nel cuore della Cambogia, a pochi chilometri dall'attuale città di Siem Reap, sorge uno dei monumenti più straordinari mai realizzati dall'uomo: Angkor Wat. Con le sue torri che si innalzano sopra la foresta tropicale, i chilometri di bassorilievi scolpiti nella pietra e un'immensa rete di canali e bacini artificiali, questo tempio rappresenta il capolavoro dell'antica civiltà Khmer.
Costruito nel XII secolo per volontà del re Suryavarman II come santuario dedicato al dio Vishnu, Angkor Wat nacque come tempio induista per poi trasformarsi, nei secoli successivi, in uno dei più importanti luoghi di culto buddhisti della regione. Racchiuso all'interno di un vasto fossato e circondato da mura monumentali, il complesso occupa una superficie impressionante e testimonia conoscenze architettoniche, artistiche e ingegneristiche che ancora oggi suscitano meraviglia.
Per secoli la giungla ha riconquistato parte dell'antica città di Angkor, avvolgendo templi, cortili e statue in un intreccio di radici gigantesche che sembra fondere natura e architettura in un unico paesaggio. Questa immagine, divenuta celebre in tutto il mondo, contribuisce al fascino quasi leggendario del sito.
Ma Angkor Wat non è soltanto un monumento spettacolare. È la testimonianza della potenza dell'Impero Khmer, della sua organizzazione politica, della sua visione religiosa e della straordinaria capacità di trasformare un territorio soggetto a monsoni e siccità in una delle più grandi metropoli del mondo medievale.
Oggi il complesso di Angkor, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, continua ad attirare milioni di visitatori ogni anno. Tuttavia rimane anche un luogo di culto vivo e un simbolo fondamentale dell'identità cambogiana, tanto da essere raffigurato sulla bandiera nazionale. Esplorare Angkor Wat significa compiere un viaggio attraverso oltre nove secoli di storia, tra arte, religione, ingegneria e misteri ancora in parte irrisolti.
Indice degli argomenti
Il ponte principale che porta al tempio, è protetto dalle statue del leone guardiano e dal mitico Naga, serpente a sette teste protettore di Buddha.
Cos'è Angkor Wat e dove si trova
Posizione geografica
Angkor Wat si erge nel cuore della foresta verdeggiante della pianura cambogiana, a circa 5,5 chilometri a nord della città di Siem Reap, facilmente raggiungibile in taxi, in mototaxi o tuk tuk. Le straordinarie guglie della antica città di pietra svettano dominando la vastità dell’intero Parco Archeologico di Angkor. 
Significato del nome
Angkor Wat è composto da due parole chiave che derivano dal sanscrito: Angkor deriva dalla parola
nagara che significa città che nell'impero Kmer comprendeva tutta l'area metropolitana e di culto; mentre Wat è la parola khmer che significa "tempio" o "Pagoda".
Il suo nome originario all'epoca della costruzione (XII secolo) era però Vrah Vishnuloka, che significa "il Paradiso di Vishnu", poiché fu edificato originariamente come tempio induista dedicato al dio Vishnu.
Importanza religiosa e transizione al buddismo
La costruzione del tempio iniziò nel 1113 e continuò per circa 30 anni. Il sito di Angkor Wat fu progettato per essere non solo un luogo di culto, ma anche un simbolo del potere e della grandezza dell'Impero Khmer. La sua straordinaria architettura e i dettagli scultorei testimoniano il genio ingegneristico e artistico del popolo khmer. Sebbene Angkor Wat fosse originariamente un tempio induista, con il passare dei secoli il buddismo divenne la religione predominante in Cambogia, e il tempio fu successivamente adattato per il culto buddista. Oggi, Angkor Wat è un luogo di devozione buddista, ma conserva anche il suo valore storico e culturale legato all'induismo.
Il tempio di Angkor Wat, entrata ovest. Il ponte, in restauro, conduce alla porta principale del tempio, mentre in fondo sono visibili parte delle cinque torri che rappresentano il mitologico Monte Meru, sacro agli indù, circondato da catene montagnose e dall'oceano. Le catene montagnose sono rappresentate dalle mura, mentre l'oceano è rappresntato dal fossato (in foto) che si riempie d'acqua.
La storia di Angkor Wat uno dei più imponenti templi al mondo
Il regno di Suryavarman II
I magnifici bassorilievi di Angkor Wat e le sue imponenti torri sono il risultato della volontà di un sovrano straordinario: Suryavarman II, il re che nel XII secolo portò l'Impero Khmer al culmine della sua potenza.
Per alcuni studiosi, Suryavarman non era considerato soltanto un sovrano terreno. Nelle rappresentazioni ufficiali appare circondato da dignitari e servitori inginocchiati ai suoi piedi, un dettaglio che suggerisce come fosse percepito quasi come una figura divina. Guerriero vittorioso, abile stratega e capo militare carismatico, governava un regno immenso. Eppure, dietro la costruzione del più grande tempio religioso mai realizzato, potrebbe celarsi anche una profonda esigenza di legittimazione politica.
Per comprenderne le ragioni bisogna tornare al 1113 d.C., nel cuore dell'Impero Khmer. All'epoca questa potente civiltà dominava gran parte dell'attuale Cambogia e vaste regioni del Laos e della Thailandia. Suryavarman non era ancora re: secondo le cronache e le leggende giunte fino a noi, era un giovane principe che non occupava una posizione privilegiata nella linea di successione.
La tradizione racconta che il futuro sovrano conquistò il trono dopo uno scontro con uno zio che regnava sull'impero. Durante una battaglia, il giovane principe sarebbe riuscito a raggiungere l'elefante reale e a uccidere il rivale, assicurandosi così il potere. Dopo la vittoria assunse il nome di Suryavarman II, che significa "protetto dal Sole".
Che la vicenda sia storicamente accurata o in parte leggendaria, una cosa appare chiara: una volta salito al trono, il nuovo sovrano doveva consolidare la propria autorità su un impero vastissimo e culturalmente complesso. La sua posizione, infatti, poteva essere contestata da nobili, principi rivali e governatori locali.
In molte civiltà antiche l'architettura monumentale rappresentava uno strumento politico oltre che religioso. Templi, palazzi e grandi opere pubbliche servivano a dimostrare che il sovrano governava per volontà divina. Angkor Wat potrebbe essere stato concepito proprio con questo scopo: non soltanto come santuario dedicato al dio Vishnu, ma anche come straordinaria manifestazione del potere di Suryavarman II e della sua legittimità agli occhi del popolo e delle élite dell'impero.
Ancora oggi, osservando la grandiosità del complesso e la ricchezza delle sue decorazioni, è difficile non vedere in Angkor Wat il monumento con cui un re volle lasciare un'impronta eterna nella storia.
Il progetto della costruzione del mondo divino
Una volta consolidato il proprio potere, Suryavarman II diede forma a un progetto destinato a superare qualunque altra realizzazione dell'Impero Khmer. Non voleva soltanto costruire un tempio: voleva riprodurre sulla Terra l'ordine stesso dell'universo divino.
Il sovrano dedicò il nuovo santuario a Vishnu, una delle principali divinità dell'induismo e protettore associato alla conservazione dell'ordine cosmico. La scelta aveva anche un forte significato politico. Presentarsi come il sovrano favorito da Vishnu significava rafforzare la propria autorità e legittimare il proprio ruolo di guida dell'impero.
A differenza della maggior parte degli edifici Khmer dell'epoca, costruiti in legno e destinati a deteriorarsi nel tempo, il nuovo tempio sarebbe stato realizzato in pietra. Suryavarman desiderava infatti creare un monumento destinato a sopravvivere ai secoli e a testimoniare per sempre la grandezza del suo regno.
L'intero complesso venne concepito come una rappresentazione simbolica del Monte Meru, la montagna sacra che nella cosmologia induista costituisce il centro dell'universo e la dimora degli dei. Le cinque torri principali di Angkor Wat evocano le cinque vette del monte mitologico, mentre il fossato che circonda il tempio richiama gli oceani cosmici che, secondo la tradizione, avvolgono il mondo.
Molti studiosi ritengono inoltre che Angkor Wat non fosse soltanto un luogo di culto dedicato a Vishnu. Alcuni elementi suggeriscono una possibile funzione funeraria. Il tempio è infatti orientato verso occidente, una direzione associata sia a Vishnu sia al regno dei morti nella tradizione religiosa dell'epoca. Inoltre il nome postumo attribuito a Suryavarman II compare in alcune iscrizioni legate al complesso.
Se questa interpretazione fosse corretta, Angkor Wat avrebbe avuto una duplice funzione: santuario dedicato agli dei e monumento destinato a garantire al sovrano una dimora eterna nell'aldilà.
Le prime difficoltà del progetto
Trasformare questa visione grandiosa in realtà rappresentava una sfida senza precedenti. Il sito scelto per la costruzione occupava una vasta area immersa nella foresta tropicale, che doveva essere completamente liberata prima dell'inizio dei lavori.
Migliaia di alberi dovevano essere abbattuti e il terreno preparato per accogliere una delle più grandi opere architettoniche del mondo medievale. Ma la vegetazione era soltanto il primo ostacolo. Ben presto gli ingegneri Khmer si trovarono ad affrontare problemi ancora più complessi: il clima monsonico, il terreno instabile e la presenza di una falda acquifera molto superficiale.
Per realizzare il tempio degli dei, sarebbe stato necessario trovare soluzioni ingegneristiche altrettanto straordinarie.
Varcato l'ingresso, dopo avere attraversato il ponte, ci troviamo nella zona interna al fossato e, in foto, è visibile il centro di tutto il vasto complesso con le quattro torri.
Perché Angkor Wat fu costruito proprio qui?
La scelta strategica nella scelta del luogo
Angkor è stata costruita nella piana del Tonle Sap, in Cambogia, per la sua posizione strategica e per le straordinarie risorse idriche. Il territorio offriva. La vicinanza al fiume Siem Reap e al lago Tonle Sap consentiva di controllare le piogge monsoniche tramite canali e bacini artificiali, fondamentali per l'irrigazione delle risaie. Le piene annuali rendevano l'area estremamente fertile e ricca di pesce, capace di sostenere centinaia di migliaia di abitanti. Infine, la vicinanza ai rilievi sacri dei Monti Kulen forniva l'arenaria per i templi, mentre il terreno pianeggiante era perfetto per replicare il Monte Meru (la montagna sacra dell'Induismo).
L'ostacolo del clima nella costruzione di Angkor Wat
Gli ingegneri di Suryavarman II avevano una sfida enorme davanti a sé. Non dovevano soltanto costruire uno dei più grandi complessi religiosi mai realizzati, ma farlo in un territorio caratterizzato da un clima estremo e imprevedibile.
Ancora oggi gli studiosi si interrogano sulla rapidità con cui fu completato Angkor Wat. La costruzione richiese probabilmente poco più di trent'anni, un tempo sorprendentemente breve se confrontato con molte grandi opere monumentali del Medioevo, alcune delle quali necessitarono di generazioni per essere completate.
Il principale ostacolo era rappresentato dal regime dei monsoni. In Cambogia quasi tutta la pioggia annuale cade durante pochi mesi dell'anno, mentre la stagione secca può durare a lungo e provocare gravi carenze idriche. Per una civiltà che basava la propria prosperità sull'agricoltura, controllare l'acqua significava controllare la sopravvivenza stessa dell'impero.
Gli ingegneri Khmer risposero a questa sfida con una delle più straordinarie opere idrauliche del mondo antico. Nel corso dei secoli costruirono un'immensa rete di canali, dighe, bacini artificiali e serbatoi d'acqua collegati tra loro. Questo sistema consentiva di raccogliere l'acqua durante la stagione delle piogge, immagazzinarla e distribuirla nei periodi di siccità.
Attorno ad Angkor si sviluppò così una complessa infrastruttura che si estendeva per centinaia di chilometri quadrati e sosteneva una popolazione probabilmente vicina al milione di abitanti. Per molti secoli la capitale Khmer fu una delle più grandi aree urbane del pianeta, una vera e propria metropoli medievale immersa nella foresta tropicale.
Senza questa straordinaria capacità di governare l'acqua, la costruzione di Angkor Wat e la stessa grandezza dell'Impero Khmer sarebbero state semplicemente impossibili.
L'ingresso al tempio.
Colpi di genio ingegneristici per domare la natura
Costruire un tempio monumentale su un terreno instabile
La costruzione di Angkor Wat presentava una sfida apparentemente impossibile. Il tempio sorge infatti in una pianura alluvionale caratterizzata da terreni umidi e da una falda acquifera molto superficiale. Durante la stagione dei monsoni il livello dell'acqua tende a salire rapidamente, mentre nei mesi più secchi il terreno perde umidità e si contrae.
Per qualsiasi grande edificio, queste continue variazioni rappresentano un problema enorme. Quando il terreno si impregna d'acqua, può deformarsi e perdere stabilità; durante la siccità, invece, tende a compattarsi e a modificare le proprie caratteristiche meccaniche. Nel lungo periodo, questo ciclo può provocare cedimenti, crepe e danni strutturali anche agli edifici più robusti.
Sfruttare l'acqua invece di combatterla
Gli ingegneri Khmer adottarono una soluzione sorprendente. Invece di tentare di eliminare l'acqua dal sito, decisero di integrarla nel progetto.
Secondo molti studiosi, il complesso fu concepito come un sistema in equilibrio con l'ambiente circostante. In un certo senso, Angkor Wat si comporta come una gigantesca piattaforma che "galleggia" sopra un terreno mantenuto costantemente umido e stabile.
Perché ciò fosse possibile era però necessario controllare le variazioni stagionali della falda acquifera.
Il ruolo fondamentale del fossato
La soluzione è ancora oggi una delle caratteristiche più spettacolari del tempio: l'enorme fossato che lo circonda.
Lungo circa cinque chilometri e largo quasi duecento metri, il fossato non aveva soltanto una funzione simbolica o difensiva. Costituiva anche una componente essenziale del sistema idraulico di Angkor Wat.
Durante la stagione delle piogge raccoglieva e immagazzinava grandi quantità d'acqua. Nei mesi più secchi, invece, contribuiva a mantenere stabile il livello dell'umidità nel sottosuolo, riducendo le variazioni che avrebbero potuto compromettere le fondamenta del monumento.
In questo modo il terreno sottostante conservava condizioni relativamente costanti durante tutto l'anno, limitando il rischio di cedimenti e garantendo una base più stabile per le immense strutture in pietra.
La minaccia del terreno sabbioso
Una volta risolto il problema del sottosuolo e delle falde freatiche con la costruzione del fossato, e di lunghi canali d'acqua, è necessario risolvere il problema del materiale accumulato dagli immensi scavi, principalmente sabbia, sistemata al centro del tempio su cui sono state costruite le terrazze. Il cuore di sabbia, infatti, esercita una forza laterale contro le mura di laterite, e le mura di pietra arenaria incastonata. La spinta in fuori potrebbe sformare la struttura, i khmer devono trovare una soluzione, altrimenti l’intera struttura crollerà riducendosi a un cumulo di sabbia e di blocchi di pietra. Nonostante i migliori sforzi degli ingegneri di Suryavarman nel costruire Angkor Wat, la struttura è sotto costante minaccia. Per la maggior parte degli edifici in pietra bisogna procedere per tentativi. Gl'ingegneri, per individuare la soluzione, devono entrare nel sancta sanctorum del sito di Angkor Wat, una volta off limits per chiunque, a parte gli alti sacerdoti. Gli scalini sono tra i più ripidi del mondo, e deve essere stato molto duro per un anziano sacerdote o un anziano risalirli. In effetti bisogna salire con i piedi in dentro per arrivare fin su. A destra e a sinistra, però, ci sono dei grandi contrafforti e questi contrafforti reggono le forze contrarie: è la forte spinta del peso della pietra distribuita verso il basso che fa in modo che l'edificio regga. E infatti ha retto quasi 1000 anni, e quasi nello stesso periodo in cui gli architetti francesi della Cattedrale di Chartres hanno usato gli archi rampanti, gl'ingegneri khmer hanno adottato lo stesso principio: spinta bilanciata da una controspinta. Tutto questo è successo in parti opposte del globo.
Una macchina amministrativa senza precedenti
Realizzare un'opera di queste dimensioni richiese molto più che abilità architettonica. Le iscrizioni e i documenti dell'epoca suggeriscono che l'Impero Khmer disponesse di una complessa macchina amministrativa, in grado di mobilitare decine di migliaia di persone provenienti da diverse regioni del regno. La costruzione di Angkor Wat non fu il risultato del lavoro di pochi specialisti, ma di uno sforzo collettivo che coinvolse gran parte della società.
Vista dall'alto dell'ingresso di Angkor Wat con un grande giardino interno.
Edifici nel cortile interno per lo più adibiti a biblioteche.
Il problema di sfamare gli operai
La maggior parte della popolazione dell'Impero Khmer era impegnata nell'agricoltura e seguiva il ritmo delle stagioni. Nei periodi in cui i campi richiedevano meno lavoro, molti contadini potevano essere impiegati nelle grandi opere pubbliche promosse dalla monarchia. Questo sistema consentiva al sovrano di disporre di una vasta forza lavoro senza compromettere la produzione agricola necessaria al sostentamento dell'impero.
Accanto agli obblighi nei confronti del re, la partecipazione alla costruzione dei templi aveva anche una dimensione religiosa. In una società profondamente permeata dall'induismo e, successivamente, dal buddhismo, contribuire alla realizzazione di un santuario monumentale poteva essere considerato un atto meritorio, capace di accrescere il prestigio sociale e spirituale di chi vi partecipava.
Quando Suryavarman II salì al trono all'inizio del XII secolo, intraprese una politica di espansione militare che rafforzò il potere dell'Impero Khmer. Allo stesso tempo avviò la costruzione di Angkor Wat, uno dei più grandi complessi religiosi mai realizzati. Un'impresa di tali dimensioni richiedeva enormi quantità di manodopera e poneva una domanda fondamentale: come nutrire decine di migliaia di lavoratori?
La risposta si trova nel sistema idraulico e agricolo che sosteneva la regione di Angkor. A circa venti chilometri a sud si estende il Tonlé Sap, il più grande lago d'acqua dolce del Sud-est asiatico. Attraverso il fiume omonimo, il lago è collegato al Mekong. Durante la stagione delle piogge, l'enorme quantità d'acqua proveniente dalle precipitazioni monsoniche e dai bacini montani dell'Asia fa invertire il corso del fiume Tonlé Sap, che riversa le sue acque nel lago. Quest'ultimo si espande notevolmente, allagando vaste aree circostanti.
Quando le acque si ritirano, lasciano dietro di sé terreni estremamente fertili. Grazie a queste condizioni favorevoli e a una sofisticata rete di canali e bacini artificiali, gli agricoltori khmer potevano ottenere due, e talvolta perfino tre, raccolti di riso all'anno.
Questo straordinario surplus agricolo consentiva allo Stato di sostenere una popolazione numerosa, mantenere eserciti, finanziare grandi opere pubbliche e alimentare i cantieri monumentali di Angkor Wat. Mentre in molte altre regioni del mondo la produzione agricola era appena sufficiente al sostentamento della popolazione, l'Impero Khmer disponeva di eccedenze tali da sostenere uno dei più ambiziosi programmi edilizi della storia medievale.
Il Tempio è strutturato in tre livelli. Il primo livello è di 187 metri per 215. Il secondo livello è di 100 metri per 115. Il terzo livello più alto dove ci sono le cinque torri è di 60 metri per lato. La torre più alta è situata al centro, e le altre torri sono ai quattro angoli.
Come fu costruito Angkor Wat
L'importanza della scelta dei materiali
Una volta risolto il problema delle fondamenta, gli architetti di Suryavarman II dovettero affrontare una nuova sfida: come costruire un monumento gigantesco senza cemento armato, acciaio o tecnologie moderne?
La risposta si trova in uno dei materiali più importanti dell'architettura Khmer: la laterite.
La pietra che rese possibile Angkor Wat
Dietro le eleganti facciate del tempio si nasconde infatti una struttura composta in gran parte da questo materiale. La laterite è una roccia ricca di ferro e alluminio che si forma nelle regioni tropicali sottoposte a forti precipitazioni e alte temperature, condizioni particolarmente diffuse in Cambogia.
La sua caratteristica più preziosa è che, quando viene estratta dal terreno, risulta relativamente morbida e facile da lavorare. Una volta esposta all'aria, però, tende a indurirsi progressivamente, acquisendo una notevole resistenza. Questa proprietà la rendeva ideale per realizzare muri di sostegno, piattaforme e strutture interne.
Gli operai Khmer potevano così tagliare grandi blocchi, trasportarli e assemblarli rapidamente, creando l'enorme scheletro architettonico del complesso.
Perché la laterite non bastava
Per quanto resistente, la laterite presentava però un limite importante: il suo aspetto.
La superficie porosa e irregolare non era adatta alle raffinate decorazioni che Suryavarman desiderava per il suo tempio. I bassorilievi che raccontano episodi del Ramayana, del Mahabharata e della mitologia induista richiedevano infatti una pietra più compatta e uniforme.
Per questo motivo gli architetti Khmer scelsero di rivestire gran parte delle strutture in laterite con blocchi di arenaria finemente lavorati.
L'arenaria delle colline sacre di Kulen
L'arenaria possedeva tutte le caratteristiche necessarie per un'opera monumentale: era relativamente facile da scolpire, permetteva di ottenere dettagli molto precisi e offriva un aspetto elegante e luminoso sotto la luce del sole.
Esisteva però un problema. Nei pressi di Angkor Wat non erano presenti cave sufficienti a fornire l'enorme quantità di pietra necessaria per il progetto.
La soluzione si trovava a circa trenta chilometri a nord-est, nelle colline di Kulen, una regione considerata sacra perché associata alle origini dell'Impero Khmer. Qui gli operai estraevano giganteschi blocchi di arenaria che venivano successivamente trasportati verso il cantiere attraverso una complessa rete di canali e corsi d'acqua.
Per decenni migliaia di lavoratori furono impegnati in questa gigantesca operazione logistica. Grazie alla combinazione tra la robustezza della laterite e la bellezza dell'arenaria, Angkor Wat poté assumere l'aspetto monumentale che ancora oggi ammiriamo, diventando uno dei più straordinari esempi di architettura del mondo antico.
La parte centrale del primo livello contiene una grande piscina con gradini che permettevano di accedere all'acqua.
Gl'ingegneri Khmer non dovevano conoscere la tecnica di costruzione degli archi, e dunque hanno usato la tecnica dell'aggetto. Consiste nel mettere un blocco e poi quello successivo leggermente in fuori, e così via, realizzando una struttura aggettante. A differenza delle strutture europee, come le cattedrali, in cui i tetti devono coprire grossi spazi, l’architettura khmer predilige corridoi e piccole sale, e questo rende la costruzione in aggetto una soluzione fattibile.
Il problema del trasporto dell'arenaria
Estrarre l'arenaria dalle colline di Kulen era soltanto il primo passo. La vera sfida consisteva nel trasportare migliaia di blocchi di pietra fino al cantiere di Angkor Wat, situato a circa trenta chilometri di distanza.
Le colline di Kulen occupavano un posto speciale nella cultura Khmer. Da queste alture nascono numerosi corsi d'acqua che alimentano la pianura di Angkor, e proprio qui sorsero alcuni dei primi santuari della civiltà Khmer. Non sorprende quindi che il materiale destinato al più grande tempio dell'impero provenisse da un luogo considerato sacro.
Come venivano estratti i blocchi
L'estrazione della pietra richiedeva un enorme impiego di manodopera. Gli artigiani utilizzavano strumenti relativamente semplici: scalpelli metallici per incidere la roccia e cunei di legno inseriti nelle fessure create artificialmente.
Una volta bagnati, i cunei si espandevano esercitando una forte pressione sulla pietra, fino a provocarne il distacco dalla parete rocciosa. I blocchi venivano poi sgrossati direttamente nelle cave per ridurre il peso da trasportare.
Una gigantesca impresa logistica
Secondo alcune stime, per completare Angkor Wat fu necessario movimentare una quantità enorme di arenaria nell'arco di diversi decenni. Coordinare l'estrazione, il trasporto e la posa in opera dei blocchi richiese una macchina organizzativa straordinariamente efficiente.
Per molto tempo gli studiosi si sono interrogati su come fosse possibile spostare materiali così pesanti senza l'ausilio di tecnologie moderne. Alcuni blocchi pesavano diverse tonnellate e dovevano attraversare pianure, canali e aree soggette alle variazioni stagionali del livello dell'acqua.
Il ruolo dei canali e delle vie d'acqua
Le ricerche archeologiche suggeriscono che gran parte del trasporto avvenisse sfruttando la vasta rete idraulica dell'Impero Khmer. Incisioni e rappresentazioni dell'epoca mostrano imbarcazioni, pontili e piattaforme galleggianti utilizzate per il movimento di persone e merci.
Molti studiosi ritengono che i blocchi di arenaria venissero caricati su chiatte o zattere e trasportati lungo i fiumi e i canali che collegavano le cave di Kulen alla pianura di Angkor. Una volta raggiunte le vicinanze del cantiere, gli ultimi tratti potevano essere percorsi via terra utilizzando slitte, rulli e la forza di uomini e animali.
Alcune ricostruzioni ipotizzano inoltre che gli ingegneri Khmer fossero in grado di regolare il livello dell'acqua in determinati canali attraverso sistemi simili a chiuse o sbarramenti temporanei, facilitando così il passaggio dei convogli più pesanti durante la stagione secca.
Qualunque fosse il metodo esatto, una cosa appare certa: il trasporto dell'arenaria rappresentò una delle più grandi imprese logistiche del mondo medievale. Senza una rete di canali efficiente e una straordinaria capacità organizzativa, la costruzione di Angkor Wat sarebbe stata semplicemente impossibile.
Un fedele prega nella parte centrale del primo livello.
Sono visibili i due fori entro cui venivano inseriti i cunei di legno, per facilitare il trasporto dei blocchi.
Le incisioni e i bassorilievi di Angkor Wat
I sistemi di lavorazione della pietra
Una delle domande più frequenti che ci si pone ad Angkor, è a cosa servono i buchi che si trovano in tante pietre. La risposta è che forse erano progettati per inserirci un grosso piolo di legno, il legno veniva poi bagnato, quindi gonfiandosi rimaneva fissato nel foro, consentendo di legare delle corde su ciascun lato della pietra. I pioli potevano fungere da manici e permettere agli operai di maneggiare più facilmente le pietre. Alcuni esperti suggeriscono che gli operai abbiano fatto un largo uso di ponteggi e di un primitivo sistema di paranchi, che avrà permesso loro di sollevare le pietre per poterle metterle correttamente in posizione. Nel cantiere vengono usati anche gli elefanti per spostare le pietre.
Ogni dettaglio della costruzione deve essere perfetto, la precisione con cui questi enormi blocchi di pietra sono stati messi insieme è davvero impressionante. Le linee di contatto tra il blocco inferiore, quello superiore e quello laterale, sono a filo.
Al centro del bassorilievo figura Il re Suryavarman II che ordinò la costruzione del tempio funerario di Angkor Wat, attorniato da servi e danzatori che dovranno accompagnarlo in paradiso, per soddisfare ogni suo capriccio.
Il segreto delle giunzioni perfette
Molti esperti ritengono che i costruttori Khmer utilizzassero una tecnica basata sull'abrasione. La superficie naturalmente ruvida dell'arenaria permetteva infatti di levigare progressivamente due blocchi sfregandoli l'uno contro l'altro, probabilmente con l'aiuto di acqua e sabbia fine. In questo modo le superfici diventavano sempre più precise fino a combaciare perfettamente.
Questa tecnica aveva un vantaggio fondamentale: trasformava un insieme di blocchi separati in una superficie continua, ideale per la realizzazione delle decorazioni scolpite.
Le danzatrici che il re portava con se dopo la morte, insieme a tanti altri personaggi, scolpite nel tempio di Angor Wat.
Gli splendidi bassorilievi di Angkor Wat
Una volta completate le strutture, iniziava il lavoro degli scultori. È difficile immaginare come, in pochi decenni, sia stato possibile realizzare chilometri di bassorilievi e migliaia di figure scolpite che ancora oggi decorano il tempio.
Probabilmente il lavoro era organizzato in modo gerarchico. I maestri artisti elaboravano i disegni e le composizioni principali, mentre squadre di artigiani e apprendisti eseguivano gran parte delle incisioni seguendo modelli prestabiliti.
Il risultato è uno dei più straordinari cicli scultorei del mondo antico. Le pareti di Angkor Wat raccontano episodi tratti dal Ramayana, dal Mahabharata e dalla mitologia induista, oltre a rappresentare processioni reali, battaglie e scene della vita di corte.
La straordinaria abilità degli incisori Khmer emerge soprattutto nella capacità di creare profondità e movimento su superfici relativamente poco profonde. In pochi centimetri di rilievo riescono a sovrapporre figure, sfondi e dettagli architettonici, ottenendo effetti visivi di grande complessità.
Un tempio più colorato di quanto immaginiamo
L'aspetto attuale delle incisioni è molto diverso da quello che i contemporanei di Suryavarman II avrebbero visto nel XII secolo.
Oggi i bassorilievi appaiono nel colore naturale dell'arenaria, levigata dal tempo e dal passaggio di milioni di visitatori. In origine, però, molte superfici erano probabilmente arricchite da pigmenti colorati, decorazioni e, in alcune aree, da sottili applicazioni di foglia d'oro.
Tracce di questi rivestimenti sono ancora visibili in alcuni punti del complesso e suggeriscono che Angkor Wat dovesse apparire molto più luminoso e spettacolare di quanto non sia oggi.
Ciò che ammiriamo attualmente è quindi soltanto una parte della magnificenza originaria del tempio, un capolavoro che univa architettura, scultura, pittura e simbolismo religioso in un'unica straordinaria opera d'arte.
Anche la torre centrale è ricca di bassorilievi e di apsara.
La grande torre centrale alta ben 65 metri.
Simbolismo e Significato Religioso di Angkor Wat
Un'architettura con profondi significati religiosi
Angkor Wat ha un profondo simbolismo cosmico e religioso. Le torri di Angkor Wat rappresentano le vette del Monte Meru, e le mura e i fossati simboleggiano gli oceani e le montagne che circondano l'universo.
Angkor Wat fu costruito come tempio dedicato a Vishnu, una delle principali divinità induiste. I rilievi e le sculture presenti nel tempio raffigurano numerosi episodi della mitologia induista, inclusi quelli che coinvolgono Vishnu e altre divinità. La grandezza e la bellezza del tempio riflettono anche la potenza del re Suryavarman II, che desiderava lasciare un segno della sua grandezza divina.
Simbolismo del Sole e della Luce
Angkor Wat è orientato verso ovest, il che è insolito per i templi induisti, che generalmente sono orientati verso est. Secondo molti, questo orientamento potrebbe essere legato al culto del sole e alla simbologia della luce e dell'oscurità. Alcuni studiosi ritengono che l'orientamento verso ovest potesse anche simboleggiare la transizione dal mondo terreno a quello spirituale.
Suryavarman non aveva bisogno solo di danzatori, ma anche di un esercito. Questo bassorilievo mostra la grande armata in marcia, stanno attraversando una densa foresta con i suoi generali sugli elefanti. C'è anche la fanteria, con i soldati fieri, eretti, e in disposizione militare. L'esercito è vitale per Suryavarman e per la prosperità del suo nuovo impero.
Perché Angkor declinò
La morte di Suryavarman e il declino di Angkor
Ma Suryavarman sta invecchiando, vedrà abbastanza per vedere il suo grande progetto finito? Per un sovrano che aveva investito enormi risorse nella costruzione del tempio, vederne il completamento avrebbe rappresentato il coronamento del proprio progetto politico e religioso. Tuttavia ci sono prove che suggeriscono che non ce l'abbiano fatta, perché ci sono bassorilievi incompleti che rivelano che il progetto non è stato terminato. Le circostanze della sua morte non sono note con certezza e gli storici hanno avanzato diverse ipotesi. E' probabilmente morto in guerra e non è stato sepolto nel suo edificio, ma il sistema stesso che gli ha permesso di costruire Angkor Wat e la sua incredibile città idraulica, può contenere i semi della rovina dell'impero Khmer.
Sistemi idrici di Angkor Wat sempre più complessi per sostenere la grande città in espansione, hanno innescato una serie di concause che hanno fatto saltare i delicati equilibri. Complici la deforestazione, la sedimentazione dei canali, le siccità prolungate, le piogge monsoniche eccezionalmente intense, le difficoltà di manutenzione del sistema idraulico.
Come molte altre civiltà che erano ricche e complesse, sono poi diventate un bersaglio irresistibile per altre culture vicine, nel 1431 le forze del regno di Ayutthaya conquistarono Angkor. Ma il tempio resiste alla prova del tempo, anche se durante il XV secolo viene trasformato in un tempio buddista e, forse grazie alla sua straordinaria magnificenza, le dimensioni, la grandezza, hanno fatto sì che la gente fosse attratta a usarlo.
Oggi Angkor Wat è il simbolo della Cambogia e uno dei più straordinari capolavori dell'architettura mondiale, testimonianza della grandezza raggiunta dalla civiltà Khmer e della sua capacità di trasformare il paesaggio in un'opera monumentale.
La statua di Vishnu dalle otto braccia al quale, il tempio di Angkor Wat, sarebbe dedicato. E'alta 3,25 metri, è ricavata da un singolo blocco di arenaria, situata nella torre di destra. Le otto braccia di Vishnu reggono una mazza, una lancia, un disco, una conchiglia e altri oggetti. Ai piedi della statua vi sono offerte sia dai giovani che si preparano a sposarsi che dai pellegrini che ringraziano per la loro fortuna.
Gruppi di Devata nel tempio di Angkor Wat. Le danzatrici Apsara: Le Apsara sono figure divine danzanti che appaiono frequentemente nei rilievi di Angkor Wat, rappresentando la bellezza celestiale e il divertimento divino.
Veduta frontale di Angkor Wat, il celebre tempio khmer situato in Cambogia. L’immagine mostra una lunga scalinata centrale che conduce all’ingresso principale, incorniciato da antiche torri in pietra finemente scolpite. L’architettura maestosa e simmetrica riflette lo stile classico dell’Impero Khmer, con dettagli decorativi e una struttura imponente che domina il paesaggio sotto un cielo parzialmente nuvoloso. Le lunghe scalinate ripide per raggiungere la vetta non sono casuali, stanno ad indicare che l'ascesa verso il paradiso non deve essere facile per nessuno.
Attorno al tempio quasi duemila Apsara, divinità danzanti con sembianze di ragazza, abbelliscono la pietra arenaria. Figure uniche della tradizione Khmer, queste semi dee si preparano ad accogliere Suryavarman quando Angkor Wat si trasformerà in paradiso, al momento della sua morte.
Tutto il complesso è costruito sovrapponendo pietra su pietra, senza l'uso di alcuna malta o cemento. Questo sistema era molto importante per i Khmer, perchè le pietre posate una sull'altra, con perfetta giunzione, risultavano come fossero blocchi unici di monolito, permettendo di scolpire i bassorilievi con perfezione e senza sbavature.
Gli esperti ritengono che la realizzazione di migliaia di questi bassorilievi abbia richiesto quasi la metà dei 35 anni che sono stati necessari per la costruzione di Angkor Wat. E' anche evidente che questa è stata l'opera di mani esperte, ed è sorprendente pensare che fossero disponibili così tanti artigiani di altissimo livello. E' una cosa che si ritrova non solo in Cambogia ma anche altrove.
Scena religiosa complessa con una divinità centrale circondata da numerosi personaggi e protetta dai naga (serpenti) scolpiti ai lati.