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Pieve di Cadore e dintorni
La città natale di Tiziano Vecellio

Pieve di Cadore è un comune italiano della provincia di Belluno in Veneto. "Pieve" significa "Chiesa parrocchiale" perchè il comune è nato proprio in funzione della sua antica chiesa. È anche il luogo di nascita del pittore Tiziano Vecellio. Con la sua posizione strategica, la città era una roccaforte medievale con fortificazioni, chiamata la "città murata del Veneto". Posto a un'altitudine di 878 metri, dista circa 40 km dal centro di Belluno, 30 da Cortina e 20 da Auronzo di Cadore. Non mancano le bellezze naturalistiche, e si possono fare passeggiate partendo dalle frazioni di Pozzale, Tai, Nebbiù e Sottocastello.
Da Pieve di Cadore vi è una bellissima vista del lago di Centro Cadore, uno specchio d’acqua artificiale che si forma lungo l'alto corso del fiume Piave, e si estende da Pieve, a Calalzo, Domegge e Lozzo di Cadore, con due ponti che permettono l’attraversamento da una sponda all’altra. Da Pieve è possibile inoltrarsi in un tracciato immerso nel bosco che porta ad una terrazza panoramica a godere del paesaggio.
L'isoletta in mezzo al lago.
C'è un’isoletta avvolta nel mistero nel cuore del lago di Centro Cadore, che è stata al centro di studi ed esplorazioni. Alcuni ricercatori sostengono che l'isoletta fosse collegata alla terraferma da una strada costruita molto prima dell’arrivo dei Romani in Cadore. Questo perchè si è appurato che l’intera zona del lago fosse un importante insediamento paleoveneto dopo la scoperta di alcuni reperti archeologici che ora si trovano al Museo Archeologico Cadorino.
E' successo che a causa dei purtroppo frequenti fenomeni di cambiamenti climatici si sia abbassato, in maniera abnorme, il livello dell’invaso che non ha portato di certo vantaggi economici, ma ne ha portato invece per la conoscenza  e l'approfondimento della storia del territorio. Infatti, in occasione di un controllo per contrastare il lavoro dei predatori abusivi di reperti archeologici, proprio nel punto in cui si riteneva vi fosse un’antica abitazione, è affiorata una parte di quello che forse era una antica macina per grano domestica, utilizzate dalle donne nei tempi antichi. E' stata l'occasione per ulteriori scavi che hanno portato alla scoperta di un'altra macina, e una nuova pietra con incise delle figure umane che, unitamente a scorse scoperte similari, hanno fatto pensare ad un luogo sacro, forse una necropoli. Testimonianze inconfutabili dell'esistenza di una antichissima comunità paleoveneta integratasi con quella romana.
Il lago Centro Cadore è il terzo lago più grande del Veneto. E' un lago artificiale formatosi con la costruzione di una diga nella Località di Sottocastello di Cadore negli Anni 50 per produrre energia elettrica.
Il Lago è attraversato da due ponti, il primo è quello all'altezza di Domegge. Affiorano anche delle piccole spiagge balneabili.
Qui c'è un piccolo lago artificiale dove vengono coltivati pesci. Chi vuole, può affittare canne da pesca, e ciò che pesca viene pesato e pagato tanto al chilo. Il lago, che ha grandissime potenzialità turistiche, non è sfruttato come dovrebbe per un ritorno economico nel territorio, nonostante vi siano piccoli gruppi che fanno canoa e surf.  
Il Lago delle Tose. Arrivati a Calalzo di Cadore, imboccando una stradina di campagna in discesa ci si imbatte in un fitto bosco. Basta passeggiare per circa 15 minuti e si arriva al Lago delle Tose, un piccolo specchio d’acqua noto fino dall’epoca romana per le caratteristiche termali e i benefici delle sue acque.
Le Cascatelle di Lagole.
Tra pini e rocce, in un contesto affascinante, anche ad agosto scorre tantissima acqua che sbocca in un laghetto formando le famose Cascatelle di Lagole. In tanti si bagnano nel laghetto delle Tose: una piscina naturale raccolta in una vasca rocciosa. Si tratta di acque che, si dice, abbia poteri curativi. Già dall'età del ferro all'età romana, questo era un luogo di culto delle acque minerali, considerate terapeutiche, e i romani venivano a Lagole per bagnarsi nel lago che, in alcuni punti, fa sentire l'odore dello zolfo. Tra le proprietà terapeutiche si segnalano benefici allo stomaco, all'intestino, eliminazione di reumatismi, riniti, sinusiti, problemi articolari, e tanto altro. Lagole era così importante da essere considerato un vero e proprio santuario. Infatti è proprio qui che sono stati trovati i reperti più antichi, fra bronzetti di devoti e guerrieri, lamine quadrangolari con iscrizioni, armi come scudi, spade e lance, e persino attrezzi da focolare che testimoniano il consumo delle carni all'interno del santuario. Tutti i reperti sono esposti nel museo del Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore. (Per approfondimenti)
Ma le proprietà curative hanno un fondamento scientifico?
Già negli anni '50 del secolo scorso, si è scoperto che alcune sorgenti da cui arriva l'acqua, contengono minerali, bicarbonati, solfuri, magnesio. E dai fanghi la possibilità di curare malattie ossee. Insomma, una delle tante ragioni per valorizzare turisticamente questo luogo.
Monumento a Tiziano Vecellio eretto nella omonima piazza, fotografato durante un raduno degli alpini.
Il centro storico di Pieve di Cadore.
I monumenti più importanti si trovano nel centro storico di Pieve:  la chiesa di Santa Maria Nascente, arcidiaconale, conserva, nel coro, affreschi di Tiziano; il Palazzo della Magnifica Comunità fu edificato nel 1447 ed è stato rimaneggiato nel 1525; all’interno è custodito l’Archivio Storico e, inoltre, ospita la sede del Museo del Cadore e la Biblioteca tizianesca. Sempre vicino alla piazza, si incontrano: la Casa di Tiziano Vecellio e il Museo dell'occhiale.
Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore
Il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore.
Era il palazzo dove si gestivano le regole per organizzare e amministrare al meglio la vita cittadina dei ventidue comuni del Cadore e che si distinse per la tutela e la salvaguardia del territorio e della cultura locale. Attualmente il palazzo ospita diverse realtà pubbliche e private, tra cui il Caffè Tiziano e il Museo Archeologico di Pieve e di tutta la zona cadorina. Assieme alla sua torre civica, anche la campana che chiamava a raccolta i cittadini per ogni evenienza, è il simbolo del Cadore. Nei sotterranei c'erano le prigioni, poi riconvertite nel Gran Caffè Tiziano, e nei piani alti ora c'è il museo, con un'ampia collezione di reperti paleoveneti e romani, nonché reperti delle varie guerre. E c'è anche una fornita biblioteca, buona parte dedicata al pittore Tiziano Vecellio. Nella stessa torre si conserva un archivio con la memoria del Cadore. Qualche targa suggerisce il passato glorioso del luogo, la medaglia d'oro per il valore mostrato dal comune nel 1848, e quella in ricordo di Pier Fortunato Calvi, che, pur non essendo cadorino, combatté qui contro gli austriaci, ed è diventato a pieno titolo un eroe locale, oltre che nazionale.
Sulla torre spicca anche una bella meridiana sotto l'orologio
La Chiesa di Santa Maria Nascente, risale al 1763 ed è stata realizzata su progetto di Domenico Schiavi.
L'evoluzione politica e sociale di Pieve di Cadore si intreccia con la sua storia religiosa poiché per secoli la cittadina è stata sede del governo centrale di tutto il territorio e allo stesso tempo sede dell'arcidiaconato e dell'amministrazione ecclesiastica. Lo stesso nome della cittadina, Pieve di Cadore, è nato dalla funzione della sua antica chiesa, la Plebs Cadubri, primo edificio cristiano del territorio, eretto tra il IV e il V secolo d.C. L'esigenza di un nuovo edificio sacro nel capoluogo del Cadore si fece sentire intorno all'XI secolo; venne allora edificata la Chiesa arcidiaconale dedicata a Santa Maria Nascente. E' la madre di tutte le parrocchie del Cadore: fino al secolo XIV i sacerdoti della canonica di Pieve si recavano ad officiare fin nei più lontani villaggi ed a Pieve convenivano le popolazioni di tutto il Cadore per i riti più importanti. L'edificio attuale, progettato da Domenico Schiavi di Tolmezzo (secolo XVIII).
Chiesa di Santa Maria Nascente.
La si nota da lontano, salendo pian piano dalla Via Nazionale, e subito incuriosisce quella sua facciata con tante croci color rosa sparse qua e là. Un rosa che si ripropone anche nelle due semilunette in alto, a destra e sinistra, tutte bordate da gruppi di angioletti scolpiti solo con ali e viso. Un rosa che è ancora presente all'interno delle tante nicchie, sotto la lunetta centrale con il suo mosaico in cui si mostra la nascita di Maria, è decorata con dodici statue raffiguranti i Santi titolari delle chiese dipendenti dall’arcidiaconale. Da notare anche, in primo piano, altre tre statue che rappresentano le virtù teologali: la fede, la speranza, la carità.
Interno della Chiesa di Santa Maria Nascente.
Si tratta di una chiesa arcidiaconale perchè rappresenta un distaccamento da altre chiese del Cadore, aumentando la sua centralità e importanza per la zona. E'  caratterizzata da più stili e possiede un notevole patrimonio architettonico e artistico, unico nel suo genere in Cadore. Ospita numerose opere d’arte, tra cui una pala del celebre pittore Tiziano Vecellio.
Madonna con bambino e i santi Tiziano e Andrea, pala attribuita a Tiziano Vecellio, in cui lo stesso pittore si ritrae, a sinistra dietro San Tiziano. Al centro, la Madonna che allatta il bambino e un altro santo, Andrea: è l'unica opera dell'artista rimasta nella sua terra natale.
La Pala Genova di Francesco Vecellio.
Il suo autore, Francesco Vecellio, nato a Pieve e fratello del grande Tiziano, è cresciuto sotto la sua ombra artistica. Per secoli questa opera tizianesca, conservata nella Chiesa Arcidiaconale di Santa Maria Nascente di Pieve di Cadore non aveva avuto una attribuzione certa, perchè mancavano documenti che ne attestassero l'autore: quella di Tiziano o del fratello Francesco.  Grazie al restauro dell'opera, finanziato da un benefattore, la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore ha promosso una ricerca per conoscere meglio il contesto nel quale il dipinto è stato realizzato. Allo studio avevano partecipato tre studiosi che hanno formulato le loro conclusioni, attraverso l'analisi di documenti, e la ricostruzione dello spirito religioso del tempo, financo i rapporti che intercorrevano tra le famiglie Genova e Vecellio. Tutti questi dati, messi a confronto, unitamente alla accurata relazione del restauratore, hanno aiutato a stabilire che l'autore è Francesco Vecellio.
Parte delle tavole lignee rimaste integre, alla base dell'altare della chiesa di Pieve.
L'altare della Chiesa di Santa Maria Nascente, la storia.
C'è una storia particolare che riguarda l'altare della chiesa di Pieve, che coinvolge le tavole lignee del quattrocento, sotto l'altare maggiore. Si tratta di un'opera di autore incerto, smembrata, i cui pezzi si sono sparsi in giro: alcune parti sono in Cadore, altre sono state individuate a Torino.
L’altare a battenti è attribuito alla bottega di Ruprecht Potsch, a Bressanone, che deve avere avuto la collaborazione di un pittore rimasto sconosciuto. L'opera era provvista di ante, in parte si trovano nella sagrestia della chiesa, così come sono in sagrestia due statue dei santi Pietro e Paolo, tornate a Pieve dopo essere state altrove.
La storia dice che l’opera lignea rimase integra nella chiesa di Santa Maria Nascente fino all’inizio dell’Ottocento, quando per ragioni strettamente liturgiche venne trasformata l’abside gotica, e l’altare venne smantellato. Le statue dei santi Pietro e Paolo (che dovevano occupare le nicchie laterali furono ritrovate nella chiesa di Pozzale, dipinte di bianco e riadattate, e oggi, dopo un certosino restauro, hanno ripreso i loro colori e sono esposti in una teca nella sagrestia della Chiesa di Santa Maria Nascente. La Madonna, invece, che era al centro del vecchio altare ligneo, dopo approfondite ricerche, fu trovata esposta al Palazzo Madama di Torino, dove si trova tuttora.
Le due statue di San Pietro e San Paolo, ritrovate a Pozzale e restaurate. Al centro, la nicchia che ospitava la Madonna esposta a Torino.
Casa di Tiziano Vecellio
La casa natale di Tiziano Vecellio.
A pochi passi dalla chiesa arcidiaconale è situata la residenza familiare che vide venire alla luce Tiziano Vecellio, sfuggita alle devastazioni e alle rappresaglie dei soldati tedeschi ai tempi delle guerre cambraiche. Risale al XV secolo e costituisce una dimora tipica di una distinta famiglia locale, sicuramente benestante, case analoghe erano possedute da personalità di prestigio, ad esempio, amministratori pubblici, notai, mercanti di legname.
Oggi, la casa di Tiziano Vecellio è di proprietà della Magnifica Comunità del Cadore, istituita nel 1338 come organo di autogoverno delle popolazioni cadorine. Nonostante venne sciolto nel 1807 da parte di Napoleone, nel 1875, furono proprio i comuni cadorini a far rinascere la Magnifica Comunità, questa volta come ente morale con lo scopo di promuovere e conservare il patrimonio spirituale e culturale del Cadore. (Per approfondimenti)
Casa natale di Tiziano Vecellio. Della data di nascita del pittore non si hanno documenti certi, si dovrebbe inquadrare tra il 1480 e il 1490, mentre è più sicura la data di morte del 1576. Di sicuro visse molto a lungo per l'epoca, almeno 95 anni.
L'arte di Tiziano, anche grande imprenditore di se stesso.
Tiziano Vecellio è stato uno dei grandi maestri capace di fare un uso eccezionale del colore. È cultore della pittura tonale, ovvero la tecnica messa a punto da Giovanni Bellini, dove la prospettiva non viene creata preventivamente dal disegno, come avveniva fino ad allora, come ad esempio nella pittura toscana, ma è il colore che crea gli effetti di prospettiva, ed è anche il colore che crea l’effetto della profondità.
Tiziano ebbe la fortuna di vivere nell'epoca in cui Venezia era all’apice del suo splendore: controllava tutti i traffici del mediterraneo e un ricco e colto patriziato spendeva i propri soldi in opere d’arte per abbellire i propri palazzi. Divenne il pittore ufficiale della Serenissima nel 1517, sostituendo il suo stesso mastro Bellini.
Come detto, Tiziano non fu solo pittore ma anche vero e proprio imprenditore: non solo avviò una propria bottega, con tanti aiutanti e collaboratori, che ottenne grande successo, ma investì i propri guadagni anche nel commercio del legname tra la sua città natale (Pieve di Cadore) e Venezia. Il legname era necessario all’industria delle navi e per costruire le palafitte su cui si regge Venezia e perciò l’artista ottenne presto alti proventi, divenendo ancora più ricco.
L'ingresso del Forte Monte Ricco, con ponte e fossato. Il forte, di fine ‘800, è l’erede legittimo dell’antico castello medievale, ovvero di quello che fu il baluardo, morale prima che militare, che l’intero Cadore per secoli eresse contro ogni paventata invasione dal Tirolo.
Il Forte Monte Ricco, breve storia.
Il Forte di Monte Ricco si trova sull’omonima altura che già dall'epoca preromana veniva destinata a una funzione difensiva. Il forte è facilmente raggiungibile con una passeggiata in mezzo al bosco e lungo un percorso quasi interamente chiuso al traffico. Dal centro di Pieve si scende brevemente verso Sottocastello per imboccare subito a sinistra la stradina militare che porta, con moderata pendenza, in neanche mezzora, ai resti del forte. Suggestiva la vista sul lago sottostante e su tutto il Centro Cadore.
Il forte, a quota m 953, fu costruito nell’ultimo ventennio dell’800 e costituiva il centro del campo trincerato cadorino, concepito e realizzato per agire in stretta sinergia con la vicina Batteria Castello, distante circa 200 metri, e le varie postazioni per artiglieria sulle alture sovrastanti. Il presidio in caso di guerra era utilizzato dalla fanteria che poteva contare per l’approvvigionamento dell’acqua su una cisterna di 400 metri cubi, collegata anche con la vicina Batteria Castello.
Il forte, già divenuto obsoleto agli inizi del ‘900 per la sua vulnerabilità da parte di eventuali artiglierie nemiche posizionate sulle alture circostanti e penalizzato soprattutto dalla sua struttura in muratura ordinaria, era ben conosciuto dal servizio informativo austriaco che nel 1896 era in grado di fornire ampia documentazione su planimetria ed obiettivi.
Allo scoppio della I guerra mondiale fu trasformato nel corso del conflitto in centro logistico e magazzino, risultò subito
tagliato fuori dal vivo delle operazioni e fu fatto saltare dagli austriaci nell’ottobre 1918, prima della definitiva ritirata dal Cadore.
Oggi l’impianto presenta quasi integro nella parte frontale, mentre la parte sul retro era pericolante ed è stata rinforzata alla fine del secolo scorso con gettate di cemento armato. Se dal cortile salite la rampa che porta alla copertura, vedrete una suggestiva visuale sul lago sottostante, sia verso Calalzo, sia verso Perarolo.
Forte di Monte Ricco. Il Cadore vanta un complesso di forti, batterie, postazioni, depositi, osservatori e strade realizzati dall’Esercito Italiano in funzione antiaustriaca a partire dal 1866, ma giunti ad un accettabile grado di organicità ed efficienza solo all’immediata vigilia della Grande Guerra.
Forte Monte Ricco: il fossato.
Il Museo dell'occhiale
Il museo dell'occhiale, la storia.
L'occhiale, un accessorio che oggi, a vederlo indosso alla gente, rientra nella normalità, ha una lunga storia di secoli e di sviluppi. L’uso delle lenti correttive sembra risalga già ai tempi dei Romani: Plinio scrive che Nerone, durante i giochi gladiatori, utilizzava abitualmente uno smeraldo come lente di ingrandimento, mentre solo nel XII secolo si è incominciato a fare uso di pezzi di vetro variamente levigati in forma concava o convessa che ingrandivano o rimpicciolivano gli oggetti, ma ne distorcevano ancora parecchio i contorni. In questo periodo le lenti ebbero grande diffusione a partire da Venezia, maestra nella lavorazione di vetro e lenti, ma custode gelosissima del segreto della sua fabbricazione che hanno portato l'umanità a successivi progressi. Da qui la nascita di un museo proprio a Pieve di Cadore che ha visto per più di un secolo la fabbricazione degli occhiali venduti in tutto il mondo. (Per approfondimenti)
Sappada, museo etnografico. Propone un itinerario completo dall’ambiente naturale all’identità della comunità che vi si è insediata ed integrata. Il visitatore è introdotto alla conoscenza della geologia, flora e fauna della conca di Sappada, che ospitò in età medievale i primi abitanti; una sezione storica approfondisce le origini e la storia dei sappadini fino ai giorni nostri.
Sappada, murale dove vengono rappresentate alcune famose maschere di carnevale: una festa e una tradizione molto sentita.
Visitando Sappada Vecchia, lungo le borgate della strada alta si possono ammirare le antiche abitazioni in legno costruite con la tecnica architettonica denominata "Blockbau". Si tratta di un sistema di costruzione in legno che ha origini antichissime, addirittura nella preistoria, ed è diffuso ancora oggi nell'arco alpino. É un tipo di costruzione massiccio nel quale le travi vengono sovvrapposte orizzontalmente per formare le pareti. Non vengono usati viti o chiodi per collegare e fissare le travi bensì cavicchi di legno duro. Negli angoli vengono intagliate ed incastrate l'una con l'altra.
Sappada vecchia
Belluno, il Palazzo dei Rettori, sede dei governanti veneziani e bellissimo esempio del Rinascimento veneziano con portico, bifore e logge al centro, ora sede della Prefettura.
Belluno.
E' una città da visitare Belluno, un po' messa da parte dai circuiti turistici, eppure, questa splendida città, è la provincia delle Dolomiti, porta d'ingresso per accedere alle zone più a nord del Veneto. Silenziosa, tranquilla, è il luogo ideale per una vacanza rilassante a misura di famiglia. Secondo le classifiche stilate da Legambiente per il 2007 e il 2008, si è classificata al primo posto per sostenibilità dell'ecosistema urbano. Ha un centro storico antico, bellissimi scorci, e tante montagne attorno. (Per approfondimenti sulla città di Belluno)
Belluno, il Duomo e il famoso campanile alto 68 metri, che svetta armoniosamente con il suo angelo di Andrea Brustolon.
Il Duomo.
Dedicato a San Martino di Tours, patrono della città, il Duomo di Belluno fu costruito nella seconda metà del Quattrocento sui resti di una precedente chiesa distrutta da un incendio; questa, a sua volta, era stata costruita sul luogo di una chiesa paleocristiana del XI secolo. È la chiesa più famosa della città, merito soprattutto dello splendido campanile barocco che fu aggiunto nel 1732; alto 68 metri, il campanile è sormontato da una statua di un angelo. All’interno la chiesa custodisce opere artistiche di pregio realizzate da alcuni tra i più importanti esponenti della pittura veneziana: Jacopo Bassano, Palma il Giovane e Cesare Vecellio (quest’ultimo  figlio di Ettore Vecellio, cugino del più famoso Tiziano).
Belluno, l'interno del Duomo.
Belluno, Piazza dei Martiri, cuore pulsante di Belluno, anche chiamata Campedél. Qui c'è il ritrovo dei bellunesi, in veneto conosciuto come listòn, dove si può passeggiare sotto i portici ammirando le vetrine oppure riposarsi lungo le panchine dei giardini.
L'escursione al monte Rite e al rifugio Dolomites è un itinerario ad anello molto bello e non troppo impegnativa da fare in Veneto, immerso nelle Dolomiti. Si hanno ampie vedute sul monte Pelmo e Antelao.
Monte Pelmo visto dal Monte Rite
Marmolada, vista dal Passo Valparola (con teleobiettivo).
Veduta dal rifugio del Monte Lagazuoi.
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