Foto museo archeologico del Cadore - Visto con i miei occhi

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Pieve di Cadore
Il MARC e i suoi reperti archeologici

La Magnifica Comunità del Cadore ha sede nel palazzo situato nella piazza Tiziano a Pieve di Cadore, accanto  alla chiesa arcidiaconale  di Santa Maria Nascente, matrice della cristianità cadorina. L'antica istituzione, affermata di fatto già nel Trecento, ha rappresentato per secoli l'autonomia di governo della popolazione cadorina, che ha saputo conservare nel tempo la propria indipendenza  soprattutto grazie ad un'articolata organizzazione politica di autogoverno del territo­rio. A partire dal 1338 i cadorini disposero  di uno Statuto, un corpus di norme che regolavano l'intera vita civile, politica e amministrativa, riconosciuto  anche sotto il protettorato  della Serenissima  Repubblica  di Venezia (dal 1420)  e nei secoli successivi più volte aggiornato. Sarà Napoleone, nel 1806, a sopprimere la Magnifica Comunità che vedrà la rinascita, come Consorzio dei Comuni cadorini per la gestione dell'antico patrimonio indiviso, solo nel 1875. Oggi la Magnifica Comunità ha ripreso il suo ruolo di Ente storico culturale che rappresenta l'unità del Cadore. Il secondo piano del quattrocentesco Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore custodisce il MARC (Museo Archeologico Cadorino) che, oltre a contenere i reperti culturali più ricchi e completi del bellunese, costituisce un importante riferimento per la storia antica dell'intero Cadore.
La biblioteca.
Il Palazzo  oggi custodisce,  oltre al MARC (Museo  Archeologico Cadorino),  un prezioso  patrimonio  archivistico,  costituito  da un antico  e  cospicuo  fondo  documentario  (atti  e  pergamene  dal Xlii al XIX secolo), una biblioteca moderna, che raccoglie studi e ricerche sulla storia del Cadore, nonché una biblioteca speciali­ stica dedicata a Tiziano Vecellio. La raccolta annovera periodici, miscellanee,  opere critiche e contributi tutti pertinenti all'opera del grande pittore, alla sua vita, al suo tempo e alla sua cerchia. Alla biblioteca appartiene anche un fondo di stampe e documenti, corrispondenza dell'artista e altri manoscritti, che dimostrano la vivace attività mercantile dell'intero casato dei Vecellio.
Salone consiliare, imponente e solenne.
I tesori del salone consiliare.
In ambito artistico l'Ente possiede un significativo nucleo di opere d'arte, alcune delle quali collocate nel salone consiliare come la Dedizione del Cadore a Venezia di Cesare Vecellio e la Madonna con Bambino, San Marco e le allegorie della Fede e della Fortezza di Marco Vecellio, testimonianze della fervida attività della bottega fondata dal Maestro. Di notevole valore i soffitti lignei di alcuni ambienti interni. Al piano secondo del palazzo sono esposti i reperti archeologici provenienti dalle varie località cadori­ne: Làgole, Domegge, Valle, frutto di campagne di scavo condotte a partire dal secondo dopoguerra a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologi­ci  del  Veneto.  Le  numerose  iscrizioni  incise  sugli oggetti, degli ex voto fanno di Làgole il secondo centro, dopo Este (Pd), per la documentazione epi­grafica della lingua venetica.
La dedizione del Cadore a Venezia, di Cesare Vecellio, cugino di Tiziano.
Il quadro di Cesare Vecellio.
Nel Palazzo della Magnifica Comunità  è conservato un bel dipinto di Cesare Vecellio, cugino di Tiziano, intitolato “La  dedizione del Cadore a Venezia”, in cui  si riconoscono San Marco col Leone, la  Beata Vergine in trono, Venezia con lo  scettro del potere, una dama inginocchiata che rappresenta il Cadore ed una donna  dietro di essa, che raffigura  l’allegoria della Fedeltà. Quest’ultima, vestita di bianco e con una collana di perle  al collo, con una mano indica lo stemma  del Cadore, con l’altra regge un cuore con  all’interno un piccolo Leone di San Marco: chiara espressione della fedeltà e obbedienza del Cadore alla Serenissima e a San Marco.
Un altro particolare importantissimo per la storia della Nazione Veneta: la Donna Cadorina, mostra come a volerlo offrire, lo stemma della sua Comunità: all'interno è raffigurato un Tiglio in quanto albero sacro ai Celti,  e dunque ai Veneti. Il tiglio ha le foglie dal potere calmante da cui si ricavavano delle tisane, per questo, in epoca medievale, sotto il tiglio si sedevano gli anziani per deliberare, affinchè  l’albero ispirasse, con le sue fronde, sagge decisioni. La Giustizia ha in mano gli Statuti Cadorini e sullo sfondo, Il potere di Venezia viene riconosciuto con il Palazzo Ducale.
Madonna con Bambino, San Marco e le allegorie della Fede e della Fortezza, di Marco Vecellio, 1588-89.
Manici di simpulum (tazze utilizzate per le libagioni durante i sacrifici) in bronzo con dedica scritta in lingua venetica. Le dediche votive iscritte o graffite sui manici e le vasche di simpula raccolti nel santuario di Lagole confermano il valore di ex voto di questo tipo di manufatti.
Il museo archeologico.
Al Museo archeologico cadorino sono conservati reperti preromani (a partire dal VI sec. a.C.) e romani di fondamentale importanza rinvenuti soprattutto nel secondo dopoguerra, i quali permettono di ricostruire ampi frammenti di storia antica. Attraverso tali reperti non soltanto possiamo tracciare un quadro preciso degli insediamenti umani nella zona, ma ci è anche permesso apportare un buon contributo alla conoscenza della civiltà venetica. Il museo attuale conserva una notevole collezione archeologica di reperti provenienti specialmente dal tratto di territorio che va da Valle a Calalzo: la parte preponderante dell’esposizione attuale del Marc è incentrata sui reperti provenienti dagli scavi di Làgole di importanza scientifica indiscussa. Nell’aprile 1949 si effettuò la prima campagna di scavi: emersero dal suolo delle statuette in bronzo di tipo paleoveneto e una serie di manici di simpulum con iscrizioni votive. Si era così scoperto l’antico santuario di Làgole, situato in una delle zone più belle del Cadore centrale, ricca di sorgenti solforose che davano all’acqua delle qualità medicamentose. risultando un santuario comunitario, come dimostrano una serie di iscrizioni sui manici di simpula in cui ricorre il termine teuta (comunità), un centro di ampia frequentazione non legato ad un unico villaggio ma luogo di incontro di genti diverse. Mercanti, soldati, artigiani, pastori frequentavano il sito lasciando la loro testimonianza nei coltelli, nelle armi, nei tintinabula, nei bronzetti e altri oggetti di eccezionale bellezza esposti attualmente nel museo.
Un ex voto tipico dei santuari in veneto sono le lamine in bronzo, di varia forma e dimensione. Nel veneto orientale sono diffuse quelle a forma quadrangolare, denominate "a pelle di bue".
I bronzetti di Làgole.
A Lagole sono stati rinvenuti circa sessanta bronzetti inquadrabili dal IV sec. a.C. fino alla avvenuta Romanizzazione. Sono l'espressione di devozione essenzialmente al maschile coerentemente con la tradizione locale e celtica. Si tratta di piccole e semplici figure di guerrieri "in posizione di parata", con il braccio destro piegato verso l'alto a reggere la lancia e quello sinistro abbassato a sostenere lo scudo.
Tra gli ex voto figurano in presenza al santuario non solo di militari, ma anche di mercanti. Si tratta di numerosi frammenti di anfore adibiti al trasporto di liquidi o di derrate alimentari.
A sinistra in alto, conocchia in piatti circolari di ambra su fusto in bronzo, proveniente dal deposito votivo di Valle di Cadore, in località Rusecco.
A Lagole sono state rinvenute 58 monete riferibili ad un arco cronologico che va dalla Romanizzazione fino a tutta l'età romana imperiale. Le monete non sono tante, ma dimostrano come fosse diffusa tra i romani la deposizione della moneta come manifestazione di religiosità.
A Domegge di Cadore è statarinvenuta un'ampia area funeraria da cui provengono oggetti di corredo importanti, come una collana in pasta di vetro policroma, databile tra ilVI e VII secolo d.C. (visibile in alto a sinistra).
Parte del grande pavimento a mosaico con composizione di stelle di losanghe proveniente dal vicino Municipio, testimonianza di una domus costituita da cunicoli e da stanze, compreso un piccolo forno. Il mosaico dimostra che la domus era di qualche famiglia di ceto medio-alto.
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