Foto di Belluno - Visto con i miei occhi

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Belluno
La città "luminosa"

E' una città da visitare Belluno, molto interessante, girarla a piedi è come un viaggio senza tempo, a ritrovare testimonianze e fasti, invero un po' sbiaditi, di quella che fu la Serenissima Repubblica di Venezia. Ha un centro storico antico, bellissimi scorci, e tante montagne attorno. È a misura d’uomo, con il centro quasi interamente pedonale che unisce atmosfere alpine a una sobria eleganza dagli echi veneziani. Il suo nome, di origine celtica, significa “città luminosa”: un bel biglietto da visita per questa città troppo spesso snobbata dai turisti e tanto amata dallo scrittore Dino Buzzati.
Belluno, Porta Doiana, ingresso alla città antica.
Belluno, Piazza Mercato, o Piazza delle Erbe, su cui si affacciano case e palazzi, con i loro portali, le trifore gotiche e rinascimentali, le finestre contornate in pietra, in un'atmosfera irreale.
Belluno. Tra gli edifici storici che si affacciano sulla piazza è da segnalare il cinquecentesco Monte di Pietà, significativo edificio rinascimentale con elegante portico ad arcate piene, finestroni quadrati con inferriata e una raffinata bifora in stile veneziano. Terminato nel 1531, il palazzo conserva ancora alcune caratteristiche originali come il portone rinforzato con liste di ferro e alcune decorazioni a fresco delle sale interne. È presente anche una fontana, la più antica delle fontane bellunesi che risale agli inizi del Trecento dedicata a San Lucano, l'antico patrono della città.
Belluno, via Mezzaterra, costeggiata da palazzi d'epoca dall'architettura veneziana. Percorretela con attenzione, poichè su di essa si affacciano case e palazzi quattro-cinquecenteschi con belle trifore gotiche e rinascimentali, finestre contornate in pietra e nobili portali.
Belluno, affreschi sotto i portici in pieno centro.
Piazza Duomo. La piazza è sempre stata il centro religioso, politico e culturale della città, tant'è che ancora oggi vi sorgono gli edifici delle istituzioni: il Duomo, il Museo Civico, l'Auditorium, Palazzo Crepadona con la biblioteca, la Prefettura, i palazzi comunali. Uno di questi è Palazzo Piloni (XVI secolo), ora sede della Provincia, che chiude la piazza a sud.
Belluno, il Palazzo dei Rettori, sede dei governanti veneziani e bellissimo esempio del Rinascimento veneziano con portico, bifore e logge al centro, ora sede della Prefettura.
Una preziosità di Piazza Duomo è senz'altro il Palazzo dei Rettori, eretto tra il 1491 e il 1536, come riportano le date incise sui due capitelli esterni. La sua costruzione ebbe importanza storica decisiva per Belluno, poiché fu chiesta dal Collegio dei Nobili alla Repubblica Veneta agli inizi del Quattrocento come simbolico pegno di una pace duratura. La scelta si dimostrò lungimirante, poiché la Serenissima, che nel frattempo si era imposta sulla Lega di Cambrai, risparmiò la città dalla distruzione. Al centro della piazza spicca la Fontana di San Gioatà (1411), simile a quella della vicina Piazza del Mercato.
Belluno, il Duomo e il famoso campanile alto 68 metri, che svetta armoniosamente con il suo angelo di Andrea Brustolon.
Basilica cattedrale di San Martino
Dedicato a San Martino di Tours, patrono della città, il Duomo di Belluno fu costruito nella seconda metà del Quattrocento sui resti di una precedente chiesa distrutta da un incendio; questa, a sua volta, era stata costruita sul luogo di una chiesa paleocristiana del XI secolo. È la chiesa più famosa della città, merito soprattutto dello splendido campanile barocco che fu aggiunto nel 1732; alto 68 metri, il campanile è sormontato da una statua di un angelo. Fu progettato da Filippo Juvarra, sul modello di quello del Duomo di Torino. Lo stile del Duomo riesce ad inserirsi nel contesto rinascimentale degli altri edifici vicini, grazie agli elementi classici che l'architetto siciliano opportunamente inserì e all'utilizzo della pietra locale. La guglia 'a cipolla' e il sovrastante angelo in rame, che si vuole opera di Andrea Brustolon, donano un tocco di varietà all'insieme. All’interno la chiesa custodisce opere artistiche di pregio realizzate da alcuni tra i più importanti esponenti della pittura veneziana: Jacopo Bassano, Palma il Giovane e Cesare Vecellio (quest’ultimo  figlio di Ettore Vecellio, cugino del più famoso Tiziano).
Il primo della navata a destra dell'altare maggiore, in marmo di Carrara, è la pala della Pietà di Palma il Giovane (1640 -1628) che raffigura la Deposizione dalla Croce, una delle opere di maggior valore artistico presente nella Basilica. Il dipinto fa un uso magistrale della luce. Le due statue lignee affiancanti l'altare sono dello scultore ottocentesco Valentino Panciera Besarel.
Le navate hanno altissime arcate tipiche delle chiese gotiche. Le pareti sono caratterizzate da settecenteschi altari di marmo pregevoli. Ambienti spaziosi, sobri, eleganti, grazie ai marmi screziati, alle slanciate colonne, ai tanti angeli e immagini allegoriche.
A sinistra del presbiterio si trova l'altare della sacra Spina del 1585, chiamato così perché nel tabernacolo è racchiusa la santa reliquia (della corona di spine di Gesù), portata da Costantinopoli, dopo la caduta della città in mano ai Turchi nel 1453. Il reliquiario d'argento che la contiene è opera del tardo quattrocento ed è del tipo detto a lanterna, è un'opera pregevole d'oreficeria sacra.
L'altare costruito dal "tajapiera" Mattei con marmi e pietra locali (Zoldo) si segnala per l'equilibrato gusto compositivo.
A destra all'inizio della navata c'è la cappella con l'altare del SS. Sacramento, parzialmente chiusa da due balaustre in pietra rosso cupo. L'altare venne eretto nel 1622 su interessamento del Bartolomeo Miari, è in pietra bianca di San Mamante ed è adornato da un artistico tabernacolo (denominato a "tempietto") dovizioso di marmi e bronzi.
Nella nicchia adiacente c'è il busto del pontefice bellunese GregorioXVI (1765 -1846).
Sullo sfondo, l'altare dei santi Fabiano e Sebastiano, costruito a spese del comune affinché la città fosse liberata dal flagello della peste. La pala è di Cesare Vecellio (1585), rappresenta i due santi rivolti fiduciosi verso la sovrastante Vergine in gloria.
Gli altari sono tutti in stile barocco, realizzati con marmi pregiati e pietre locali, decorati con pale di vari autori. La pala dell'altare maggiore è di Pietro Muttoni (XVII secolo) e raffigura san Martino con ai lati san Lucano e san Francesco.
Dall'entrata si ha la visione di tutta la navata destra della Cattedrale, con i quattro altari di stile barocco e, in alto, i finestroni quadrangolari con vetro a stagno e lo stemma delle famiglie bellunesi che li donarono.
Porta Rugo
Il Ponte della Vittoria
Il Ponte della Vittoria, breve storia.
Il ponte, progettato da Eugenio Miozzi, finito di costruire nel 1926, venne inaugurato in pompa magna dal re Vittorio Emanuele III.
Fu progettato a campata unica, onde evitare danni causati dalle piene del fiume, e venne usato cemento armato per garantirne la durabilità, rispetto ai ponti in legno e pietre ancora in voga a quel tempo. Il Ponte della Vittoria è uno dei simboli della città di Belluno, non solo per la sua bellezza, per come è costruito, ma, soprattutto, per il valore simbolico che ha per i bellunesi. Infatti, ancora oggi, tra i pannelli decorativi del ponte, si leggono alcuni versi salienti della “Canzone del Piave”, simbolo della resistenza italiana durante la Prima Guerra Mondiale.
La grande Piazza dei Martiri, di forma allungata, fiancheggiata da palazzi tardorinascimentali con i loro porticati,  è il luogo in cui capiterete più spesso durante la visita della città. I bellunesi la affollano fino al calar della sera, quando chiudono i negozi  e i tavolini delle caffetterie si animano di giovani.
Teatro Comunale, in stile neoclassico, ubicato a est della piazza dei Martiri, costruito anch’esso da Giuseppe Segusini, tra il 1833 e il 1835, fu costruito sulle ceneri del vecchio Fondaco delle biade; nell’attico superiore, potrete anche ammirare quattro statue del Canova. A fianco è situata la Porta Dojona che fa da ingresso al centro storico.
Palazzo Fulcis, ovvero Il Museo Civico di Belluno, una dimora signorile che ha ben 24 sale disposte su 5 piani, tutte impreziosite da stucchi e affreschi settecenteschi. Il museo espone una collezione di opere d’arte di artisti locali: in esposizione troverete dipinti, sculture, porcellane, gioielli.
La facciata e le pareti esterne del Teatro Comunale, presentano una serie di nicchie nelle quali sono collocate i busti in bronzo e in marmo che il Miari ritiene recuperati dal Palazzo del Consiglio dei Nobili.
Chiesa di San Rocco.
La Chiesa di San Rocco.
Difficile che passi inosservata, la facciata cinquecentesca di aspetto rinascimentale in pietra bianca di Castellavazzo, alta ed elegante, della chiesa di San Rocco, inserita tra i palazzi a nord. La costruzione della chiesa venne promossa nel 1530 in seguito al pubblico voto con il quale la città implorava l’intercessione di san Rocco patrono e guaritore degli appestati, per la cessazione della terribile pestilenza che l’aveva colpita, come racconta la lapide murata in facciata sotto la nicchia con la statua di San Rocco accompagnato da un cane. La chiesa, venne costruita a più riprese fino al 1561, come testimoniano gli stemmi dei rettori veneti Giacomo Salomon (1659) sulla colonna di sinistra e di Pietro Loredan (1561) sotto la statua di San Rocco inserita al centro della facciata.
Chiesa di San Rocco. Gli altari mostrano manomissioni dovute alla sostituzione dei materiali nei restauri avvenuti. Il grande tabernacolo dell'altare maggiore è opera dello scultore Valentino Panciera Besarel, mentre la retrostante pala dell'Assunzione è una copia cinquecentesca dell’Assunta di Tiziano, l'”Estasi di S. Francesco” del bellunese Gaspare Diziani (1689-1767). Sull'altare di sinistra si presenta una tela di Luigi Cima che rappresenta San Giovanni Bosco.
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