Ponza, l'Isola della maga Circe - Visto con i miei occhi

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Ponza
Tra storia e leggenda
A circa quaranta miglia da Anzio in direzione Sud Ovest, sorge il gruppo delle Ponziane. Vulcani anch'esse, vedono in Ponza, Palmarola e Zannone un unico sistema. Dalla nascita geologica dell'Isola si calcola che essa si sia ridotta di 9 /10. Il vento, la sal­sedine, e il mare continuano tutt'ora questa lenta ma inesorabile opera di demolizione.
Le tre isole settentrionali di Ponza, Zannone e Palmarola si sono formate all’incirca 2,5 milioni di anni fa, e sono state  costruite da eruzioni sottomarine di magmi acidi (ricchi in silice), mentre le isole di Ventotene e Santo Stefano sono più recenti e dovuti ad eruzioni di magmi meno ricchi in silice e perciò meno viscosi. Le rocce di Ponza assumono colorazioni chiare, grigiastre o giallognole. La cima del Monte Guardia (283 m.)  dimostra che la parte meridionale dell'Isola è diversa da un punto di vista geologico rispetto a tutto il resto ed è anche più giovane. Monte Guardia, infatti è una gigantesca colata di lava trachitica emessa circa un milione di anni fa in un ambiente parzialmente in superficie, mentre Le Forna invece nasce da un vulcano totalmente sommerso, ivi troviamo gia­cimenti di bentonite, materiale biancastro, do­vuto alla alterazione di rocce tufacee. Si hanno tracce poi in diversi punti di minerali ferrosie quarziferi. Nella estrema zona Nord chiare le presenze di zolfo. La varia natura delle rocce e l'allegra policromia delle stesse rendono Ponza un 'isola interessantissima anche sotto il profilo squisitamente geologico.
Calacaparra. La roccia bianca che costituisce la maggior parte delle falesie delle isole è ialoclastite, cioè vetro vulcanico, nient’altro che il magma bruscamente raffreddato e altamente frammentato a contatto con l’acqua.
La popolazione di Ponza, la storia.
Ponza viene popolata già nell'età paleolitica. I primi ardimentosi abitatori sfruttano le grotte naturali e si costruiscono delle altre sempre asciutte naturalmente per lo strato di tufo, molto impermeabile alla umidità, che riveste gran parte delle rocce dell'Isola.
Reperti di insediamenti umani sono stati rinvenuti da una coppia di studiosi tedeschi, presso Punta del Fieno ove è stata localizzata in età neolitica una fiorente fabbrica di lavorazione di ossidiana. Sembra infatti che dalla vicina Palmarola venisse portata la detta materia quivi, dove, una volta lavorata, per il Circeo arrivasse ai mercati di Cuma.
Nella mitologia Ponza è l'isola di Circe, mandata dal dio Giove per ristabilire l’ordine tra gli abitanti dell’isola. La dea aveva la speciale facoltà di creare delle pozioni e di tramutare in animali i malcapitati, senza che però essi perdessero la loro consapevolezza.
Famosa è la sorte della flotta di Ulisse, che avidi ed affamati accettando le leccornie, si fecero ingannare dalla dea, la quale li trasformò tutti in maiali. Ma Ulisse, grazie all’aiuto del dio Ermes, il quale gli dona una speciale erba capace di contrastare la magia della dea, sconfisse in astuzia Circe, la quale accettò di ridare le sembianze umane all’equipaggio.
Il nome omerico dell'isola di ponza è Eea, cioè isola della tristezza, ma nell'accezione antica: cioè di malinconia, di abbandono, di oblio. La prima colonizzazione si ha però. ad opera dei Volsci che qui costruivano e tenevano al riparo le navi da guerra. Ma ben presto Roma se ne impossessa e nel 313 a. C. vi stabilisce una cintnturia di soldati e un arsenale per la costruzione delle navi. Ben presto l'Isola sotto l'egida dei Romani diviene una fiorente ricca cittadina. Possiede,  nel  suo massimo splendore, un tempio dedicato ai Dioscuri, due ville residenziali per le famiglie imperiali, un acquedotto che  partendo da Le Forna e attraversando a mezza costa il versante Est dell'Isola da Cala Inferno raggiunge S. Maria. Un murenaio sacro e un tempio dedicato al culto del dio Mitra. E molti altri edifici la cui memoria è andata perduta. Nel dodicesimo anno della nostra era Augusto decreta che l'isola sia adibita a luogo di relegazione e di punizione per i reati contro lo Stato. Ponza allora si popola di  familiari imperiali, di condannati politici, di generali in disgrazia.
Cisterna romana della Dragonara. E' la più grande delle tre cisterne costruite dai romani a Ponza. E' stata scavata nel tufo e  presenta più corridoi con le volte e posti su file parallele che si incrociano con sei navate perpendicolari. E' un sistema architettonico ingegnoso che ha permesso di realizzare il massimo del volume della raccolta delle acque piovane, fino a circa 6.000 metri cubi d’acqua, risparmiando di costruire pilastri di sostegno ma per contro togliendo spazio al bacino di raccolta intonacando le pareti con uno spesso strato di cocciopesto molto impermeabile.
Ponza divenuta isola di confino.
Vengono qui relegate, fra le altre, Orestilla. moglie di Caligola, e Agrippina, figlia di Ger­manico. Liberata, quest'ultima se ne torna a Roma con Nerone in fasce. Parrebbe infatti che il futuro tiranno di Roma sia ponzese di nascita. Al tempo delle persecuzioni è la volta dei confessori cristiani. S. Anastasia, S. Montano, S. Irene, S. Agape, S. Domitilla quivi colsero la palma del martirio. Qualche secolo dopo un Papa, Silverio di Frosinone (536), verrà ucciso da un sicario imperiale.
Con la caduta dell'impero, l'organizzazione e I'attività dell'Isola decadono. Rimane deserta e quasi spoglia. Pochi rimangono, i più preferi­scono il più sicuro entro terra lazio-campano. Ed è la volta dei monaci che numerosi l'abi­tano e la coltivano, cercando di salvarla dalle reiterate azioni dei pirati che infestano il Mediterraneo.
Nel quartiere di S. Maria sorge un monastero ( i resti sono nascosti e inglobati tra le case private) ; altri ne sor­gono a Palmarola e a Zannone. Ma i pirati pre­mono. Gli stessi monaci sono costretti a trovare scampo sulla costa e soprattutto a Gaeta.
Le continue scorrerie dei corsari creano una pressocchè totale spoliazione dell'Isola che pas­sa di dominio in dominio, dai Farnese agli Spa­gnoli e quindi al Duca di Parma. Infine a Ferdinando IV di Borbone. È proprio in questi anni che Carlo Pisacane al comando del Piroscafo Cagliari libera più di cento detenuti per tentare l'impresa sfortunata di Sapri.
La miniera di bentonite. E' una ferita ancora aperta nel paesaggio di Le Forna. La zona di questo giacimento minerario si trova nella parte nord dell'isola di Ponza, precisamente tra Cala dell'Acqua e Calacaparra. La bentonite è impiegata per le ceramiche ma è utilizzata in svariati campi. Ha la caratteristica di essere impermeabile e i Romani realizzarono un grande acquedotto, creando una serie di cunicoli per raccogliere l'acqua che filtrava da quelle zone avendo come base la bentonite. La gente veniva sfrattata, i campi a coltivazione distrutti, il territorio compromesso. Bisognò aspettare fino al 1976 affinchè un sindaco interrompesse lo scempio.
Il 30 aprile 1725 Ponza viene incorporata nei possedimenti del Vicerè di Napoli. Il 30 ottobre dello stesso anno i primi coloni prov­vedono a sistemarsi dalla Rotonda a S. Maria, da Frontone a Lucia Rosa. Ma qui vive già da tempo (1712) Lorenzo Mattia, castellano, preposto alla riscossione delle tasse per il taglio della legna, per la pesca dei coralli e per l'approdo nel porto. Ma per incoraggiare i miglioramenti e gl'investimenti, d'accordo con i coloni, nel 1734 si decide che le tasse non si paghino per tre anni in cambio di due terzi dell'aumento di valore.
E' così che nell'Isola si riversano centinaia di persone. Vengono, alcuni profughi dei guasti del Vesuvio, da Torre del Greco, da Ischia, da altri paesi cir­cumvesuviani. Con le loro poche masserizie, li si vedono scendere dalle felucche che collegano Ponza a Napoli, con i piccoli aggrappati alle gonne delle madri e gli uomini, guardinghi, scendere con esitazione e toccare quasi in ma­ niera rituale la banchina sovraffollata.
Fra i primi a sbarcare sono Giuseppe Scotti, Pietro Migliaccio e Mattia Mazzella: quest'ultimo si stabilisce nella frazione di S. Maria dan­do inizio ad un numerosissimo casato.
I coloni si dedicano alla pesca e ai lavori dei campi con febbrile attività. Le coste dell'Isola, fino ad allora piene di alberi, vengono ripulite e al loro posto si innalzano le caratteristiche terrazze di muro a secco ove la terra viene tratte­nuta. In primavera è il rigoglio delle viti: nasceva il gustosissimo vino dell'Isola, orgoglio di dieci generazioni.
Il porto si riatta e lo si fornisce di maggiori attrezzature, così pure le banchine. Si inizia la costruzione della Chiesa a cupola che viene con­sacrata il 26 maggio 1738 al culto.
Sono istituite scuole gratuite; gratuita pure l'assistenza medica. Nell'arte della pesca ben presto divengono maestri. Il pescato, superando il locale fabbisogno, è portato a vendere a Na­poli, da dove ogni anno più di cinquanta im­barcazioni vengono a pescare il copiosissimo co­rallo.
Proprio dalla miniera di bentonite, vicino al rudere di Forte Papa, uno scorcio con l'isola di Zannone sullo sfondo.
Dall'unificazione d'Italia Ponza segue le sorti del nuovo Regno. Popolata fino a ottomila persone subisce a più riprese un graduale spo­polamento ad opera di forti emigrazioni specie negli Stati Uniti d'America e in Argentina, Bra­sile e Venezuela. Pure, correlativamente, si diffonde una certa agiatezza che proviene dalla pesca delle aragoste nelle acque dell'Isola e in quelle della Corsica e dalla stessa emigrazione. Durante il ventennio fascista (dal 1922 al 1939) è destinata a confino politico. Vengono confinati, fra gli altri, Giorgio Amendola, Lelio Basso, il generale Bencivenga, Vincenzo Calace, Terracini, Giuseppe Romita, il capo della mas­soneria Torregiani, Ras Immerù e l'attentatore di Mussolini Tito Zanihoni, nominato poi dagli americani per breve tempo governatore dell'Iso­la. Lo stesso Mussolini è quivi relegato, per sei giorni.
Da una quarantina d'anni l'Isola è lanciata verso sempre più brillanti affermazioni turistiche. L'architettura mediterranea, tutta particolare, dalle brillanti casette a cupola, è rimasta fortunatamente intatta, salvo qualche abuso edilizio. I più comodi collegamenti con Formia, Terracina e Anzio, e con l'immissione di una linea di aliscafi, hanno favorito gli appassionati della gita domenicale, specie romani che ormai considerano Ponza una naturale appendice marina della Capitale.
Grazie alla natura selvaggia e al mare puli­tissimo, Ponza ospita ogni anno agguerrite troupes cinematografiche. Lo stesso Fellini, tan­to per fare un nome, ha scritto sull'Albo dei visitatori illustri: « Ho girato le ultime scene del film Satiricon in quest'isola. Voglio tornarvi presto ». Ponza è oggi meta di personaggi televisivi, cantanti, artisti, scrittori, pittori di ogni nazionalità.
Il clima di Ponza è fra i più dolci d'Italia, nè ha niente da invidiare a quelli più celebrati di Capri o di Taormina. La temperatura, da aprile a settembre, oscilla da un massimo di 35 gradi ad un minimo di 20 gradi. Mentre l'escursione notturna è notevole. È consigliabile quindi, per chi amasse le lunghe passeggiate notturne o una notte in barca, coprirsi adeguatamente.
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